A quasi due anni dal termine delle "avventurose" riprese in quel di
Manhattan, da oggi è finalmente possibile visionare il mio film "New
York, a venture" sottotitolato in Italiano accedendo al sito di
Indiehome TV.
https://indiehometv.festhome.com/view_film/49935
Scoprirete così come il protagonista Adam Clairfield sia giunto a
comprendere che “la cecità è una liberazione, una solitudine propizia
alle invenzioni, una chiave e un’algebra".
"In un minuto di New York / tutto può cambiare / In un minuto di New York / le cose possono diventare piuttosto strane”.
«Il refrain tratto dalla canzone di Don Henley potrebbe essere il
perfetto “logline”, ossia il sunto promozionale della trama di “New
York, A Venture”, film girato a Manhattan la scorsa estate risalendo le
correnti di quel Tempo Interiore che irrora le arterie ortogonali
dell’isola insonne più famosa d’America. Un Tempo ondivago e frenetico
che avevo cominciato a navigare nell’autunno del 2013 durante il mio
primo soggiorno tra l’Hudson e l’East River, fendendo le strade
affollate con la mia videoreflex brandita come un sestante col quale
decifrare la costellazione emotiva che mi avrebbe indicato la rotta
verso la faglia mentale dove la New York di superficie s’incunea nella
sua controparte incorporea, sul cui fondo da decenni si ammassa l’humus
della Storia e delle visioni che l’hanno alimentata. La New York dove
l’architettura neogotica della Trinity Church di Saint Patrick e quella
dei grattacieli come il Woolworth Building e il General Electric
Building fondono lo slancio del sacro e dell’ambizione secolare nella
vertigine dell’assalto al cielo, mentre la rinnovata linea ferroviaria
della High Line serpeggia sopra le strade trapassando i palazzi fino al
Lower West Side, a sfidare con le sue aiuole pensili l’aridità del
cemento e del traffico sottostante, dove uomini in doppiopetto ballano
scalzi e i predicatori in giubbotti frusti si fermano ai bordi dei
marciapiedi inveendo contro le malefiche lusinghe del capitalismo.

È proprio tra le varie scoperte ed incontri collezionati nelle mie
febbrili ricognizioni da Battery Park ad Harlem, dal Theater District a
Midtown, confluiti in corso d’opera nel documentario “Bryant’s Ode”
sotto forma di un anti-racconto per immagini, musica e versi, che
qualche mese dopo avrei compreso come dietro la loro apparenza si
annidasse il seme di una vera e propria storia che attendeva solo di
trovare i suoi protagonisti per essere narrata sullo sfondo di quegli
stessi scenari. Uno dei versi del poema, scritto per fare da
contrappunto verbale alla prosa visiva del documentario, commentava
infatti la Fontana della Pace realizzata dallo scultore Greg Wyatt per
il Childrens Scultpure Garden, un piccolo parco dalle reminiscenze
edeniche collocato sul lato sud di Saint John the Divine, la cattedrale
gotica più grande del mondo, nel quartiere di Morningside Heights,
raggiunto al tramonto dopo aver percorso a piedi tutta l’Ottava strada
dal West Village fino a Central Park North.