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Thursday, February 20, 2020
Tuesday, February 14, 2017
"New York, a venture" il mistero abita a Central Park.
«Immagini evocative della città di New York e una storia visionaria:
quest’opera rappresenta la vera essenza di ogni film indipendente che
consiste, in definitiva, nello sfidare i limiti del cinema come mezzo
espressivo». Sono i motivi per i quali la giuria del festival
cinematografico Movies4Movies di Dobbs Ferry ha selezionato “New York, a
venture”, il film di Alessandro Fantini, un regista di Atessa. La
pellicola sarà presentata, il 25 febbraio, come unico film italiano,
nella rassegna di cinema indipendente che si svolge nella cittadina,
dieci miglia a nord di New York, la stessa in cui è cresciuto Mark
Zuckerberg, il creatore di Facebook.
“New York, a venture” è stato scritto e girato tra il New Jersey e
Manhattan da Fantini, regista, pittore, compositore e
scrittore, nonchè attore nel nuovo film "Omicido all'italiana" del
comico teatino Maccio Capatonda. Il film completa la “Trilogia delle
città dalla Mente nascosta” iniziata nel 2009 con il film mystery
“Nepente” ambientato a Roma e proseguita con il lungometraggio sci-fi
“Edonism” realizzato a Tokyo nel 2010. In uno stile obliquo tra
docufiction e thriller, il film segue le vicende di Adam Clairfield,
disoccupato dell'Ohio richiamato nella nativa New York dalla proposta di
lavoro offerta da Kevin Alcott, lontano cugino che sta avviando una
nuova misteriosa e rischisa impresa (la "venture" del titolo) nella
Grande Mela.
Prosegue su Il Centro: http://ilcentro.gelocal.it/tempo-libero/2017/02/14/news/new-york-a-venture-il-mistero-abita-a-central-park-1.14876522?ref=hfqapebt-1
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Friday, May 20, 2016
"New York, a venture" su Indiehometv
A quasi due anni dal termine delle "avventurose" riprese in quel di
Manhattan, da oggi è finalmente possibile visionare il mio film "New
York, a venture" sottotitolato in Italiano accedendo al sito di Indiehome TV.
https://indiehometv.festhome.com/view_film/49935
Scoprirete così come il protagonista Adam Clairfield sia giunto a comprendere che “la cecità è una liberazione, una solitudine propizia alle invenzioni, una chiave e un’algebra".
"In un minuto di New York / tutto può cambiare / In un minuto di New York / le cose possono diventare piuttosto strane”.
«Il refrain tratto dalla canzone di Don Henley potrebbe essere il perfetto “logline”, ossia il sunto promozionale della trama di “New York, A Venture”, film girato a Manhattan la scorsa estate risalendo le correnti di quel Tempo Interiore che irrora le arterie ortogonali dell’isola insonne più famosa d’America. Un Tempo ondivago e frenetico che avevo cominciato a navigare nell’autunno del 2013 durante il mio primo soggiorno tra l’Hudson e l’East River, fendendo le strade affollate con la mia videoreflex brandita come un sestante col quale decifrare la costellazione emotiva che mi avrebbe indicato la rotta verso la faglia mentale dove la New York di superficie s’incunea nella sua controparte incorporea, sul cui fondo da decenni si ammassa l’humus della Storia e delle visioni che l’hanno alimentata. La New York dove l’architettura neogotica della Trinity Church di Saint Patrick e quella dei grattacieli come il Woolworth Building e il General Electric Building fondono lo slancio del sacro e dell’ambizione secolare nella vertigine dell’assalto al cielo, mentre la rinnovata linea ferroviaria della High Line serpeggia sopra le strade trapassando i palazzi fino al Lower West Side, a sfidare con le sue aiuole pensili l’aridità del cemento e del traffico sottostante, dove uomini in doppiopetto ballano scalzi e i predicatori in giubbotti frusti si fermano ai bordi dei marciapiedi inveendo contro le malefiche lusinghe del capitalismo.
È proprio tra le varie scoperte ed incontri collezionati nelle mie febbrili ricognizioni da Battery Park ad Harlem, dal Theater District a Midtown, confluiti in corso d’opera nel documentario “Bryant’s Ode” sotto forma di un anti-racconto per immagini, musica e versi, che qualche mese dopo avrei compreso come dietro la loro apparenza si annidasse il seme di una vera e propria storia che attendeva solo di trovare i suoi protagonisti per essere narrata sullo sfondo di quegli stessi scenari. Uno dei versi del poema, scritto per fare da contrappunto verbale alla prosa visiva del documentario, commentava infatti la Fontana della Pace realizzata dallo scultore Greg Wyatt per il Childrens Scultpure Garden, un piccolo parco dalle reminiscenze edeniche collocato sul lato sud di Saint John the Divine, la cattedrale gotica più grande del mondo, nel quartiere di Morningside Heights, raggiunto al tramonto dopo aver percorso a piedi tutta l’Ottava strada dal West Village fino a Central Park North.
https://indiehometv.festhome.com/view_film/49935
Scoprirete così come il protagonista Adam Clairfield sia giunto a comprendere che “la cecità è una liberazione, una solitudine propizia alle invenzioni, una chiave e un’algebra".
"In un minuto di New York / tutto può cambiare / In un minuto di New York / le cose possono diventare piuttosto strane”.
«Il refrain tratto dalla canzone di Don Henley potrebbe essere il perfetto “logline”, ossia il sunto promozionale della trama di “New York, A Venture”, film girato a Manhattan la scorsa estate risalendo le correnti di quel Tempo Interiore che irrora le arterie ortogonali dell’isola insonne più famosa d’America. Un Tempo ondivago e frenetico che avevo cominciato a navigare nell’autunno del 2013 durante il mio primo soggiorno tra l’Hudson e l’East River, fendendo le strade affollate con la mia videoreflex brandita come un sestante col quale decifrare la costellazione emotiva che mi avrebbe indicato la rotta verso la faglia mentale dove la New York di superficie s’incunea nella sua controparte incorporea, sul cui fondo da decenni si ammassa l’humus della Storia e delle visioni che l’hanno alimentata. La New York dove l’architettura neogotica della Trinity Church di Saint Patrick e quella dei grattacieli come il Woolworth Building e il General Electric Building fondono lo slancio del sacro e dell’ambizione secolare nella vertigine dell’assalto al cielo, mentre la rinnovata linea ferroviaria della High Line serpeggia sopra le strade trapassando i palazzi fino al Lower West Side, a sfidare con le sue aiuole pensili l’aridità del cemento e del traffico sottostante, dove uomini in doppiopetto ballano scalzi e i predicatori in giubbotti frusti si fermano ai bordi dei marciapiedi inveendo contro le malefiche lusinghe del capitalismo.
È proprio tra le varie scoperte ed incontri collezionati nelle mie febbrili ricognizioni da Battery Park ad Harlem, dal Theater District a Midtown, confluiti in corso d’opera nel documentario “Bryant’s Ode” sotto forma di un anti-racconto per immagini, musica e versi, che qualche mese dopo avrei compreso come dietro la loro apparenza si annidasse il seme di una vera e propria storia che attendeva solo di trovare i suoi protagonisti per essere narrata sullo sfondo di quegli stessi scenari. Uno dei versi del poema, scritto per fare da contrappunto verbale alla prosa visiva del documentario, commentava infatti la Fontana della Pace realizzata dallo scultore Greg Wyatt per il Childrens Scultpure Garden, un piccolo parco dalle reminiscenze edeniche collocato sul lato sud di Saint John the Divine, la cattedrale gotica più grande del mondo, nel quartiere di Morningside Heights, raggiunto al tramonto dopo aver percorso a piedi tutta l’Ottava strada dal West Village fino a Central Park North.
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