Showing posts with label ricordi. Show all posts
Showing posts with label ricordi. Show all posts

Sunday, December 5, 2021

L'era del Commodore bianco (panna) -1

 

Il primo (per quanto ultimo, mi si passi il gioco semantico) "Last Ninja " rappresenta la "madeleine proustiana" della mia personale era commodoriana (e nella fattispecie dell'estate '88, mitizzata dalla magia delle avventure alla "Stand by me" vissute con gli amici tra cabinati, pedalate agresti e giochi di ruolo). I pomeriggi, e spesso il primo mattino, quando al risveglio al tintinnare della tazza della colazione preferivo il ronzio del datasette collegato al mio totemico C64, erano puntualmente consacrati alle teste rotolanti di Barbarian e agli harakiri dei nemici di Armakuni. Spuntato dalla sontuosa scatola di "The in crowd" confezionata dalla "Ocean" e ricevuta come souvenir a sorpresa dallo zio di ritorno dai lidi d'Albione, rimase a lungo il gioco più punitivo e "consumato" di tutti quelli collezionati prima e dopo il pensionamento del biscottone (una specie di "soulslike ante litteram"), adorato più per le sue qualità evocative e per il suo "quid" enigmatico che per il "gameplay" vero e proprio. Epocale rimase il momento in cui, dopo settimane di tormentosi "backtracking" tra le paludi e i torrenti del primo livello, riuscii a centrare il dragone con la bomba soporifera e potei gustare per la prima volta la schermata del livello successivo. Quando la scritta "The Wilderness" apparve sulle note misteriche di Ben Daglish, tutto fu perdonato e da allora l'ostinazione atemporale degli occhi di Armakuni mi hanno seguito fino al 2010, quando atterrai nella terra degli Shogun e omaggiai quello sguardo nelle iridi che si spalancano sui grattacieli di Tokyo nel primo teaser del mio lungometraggio "EDOnism". Alla fine, per quanto solo simbolicamente, avevo vendicato il clan dei ricordi della mia ultima estate d'infanzia.

 Visualizza immagine di origine

Thursday, May 2, 2019

Leonardo ovvero la più acida delle sequenze


Per quanto trovi ingeneroso stabilire delle gerarchie in ambito artistico, non esiterei a mettere al vertice del mio "pantheon” l’intero scibile umano e artistico di Leonardo da Vinci.

 Indelebile è il ricordo di quell'enorme volume dedicato alla sua opera ricevuto in un Natale dell'86, custodito ancora gelosamente tra le miriadi di monografie della mia libreria. A impressionarmi subito non furono tanto i dipinti, i disegni o i codici fittamente vergati con la grafia speculare, ma lo sforzo sovrumano, in larga parte disatteso, che Leonardo aveva compiuto lungo tutto l’arco della sua vita nel tracciare una sua intima cosmogonia che lo stato di abbozzo di molte delle sue visioni più ambiziose rendeva ancora più eroico e romantico. 

 

In seguito, fui affascinato da come quel senso di sublime incompiutezza, che trovava una mirabile rappresentazione nell’uso del chiaroscuro, affondasse le radici nel vissuto autobiografico, riverberandosi nell’enigma che circondava la sua identità sessuale. Fu soprattutto nei capricci morfologici dei suoi disegni di tempeste, sezioni anatomiche, battaglie e caricature che individuai il germe di quella che sarebbe diventata la mia passione per le fantasticherie grafiche e le invenzioni visive così familiari anche alla pittura di Hieronymus Bosch, Pieter Bruegel e William Kurelek. Nello stesso periodo ritrovai quell’arguzia calligrafica e maestria coloristica nelle illustrazioni impregnate di realismo fiabesco dedicate alla vita degli Gnomi dell’olandese Rien Poortvliet, artista che andrebbe annoverato tra i più grandi figurativi del ventesimo secolo. Fu lungo questo sentiero che raggiunsi infine il regno di feticci freudiani, iperrealismo delirante e compressioni atmosferiche di Salvador Dalì, a sua volta galvanizzato da Leonardo e Bosch nella gestazione della sua cifra stilistica. Una catena desossiribonucleica di cui Leonardo resterà sempre la prima e più irreplicabile "sequenza".