Monday, November 13, 2023

QUEL MYSTERIUM IN VIA D'ESTINZIONE

 

Per il luterano Rudolf Otto nel “mysterium tremendum et fascinans”, il mistero che attrae e avvince la coscienza nello sbigottimento, risiedeva l’esperienza del Sacro vissuto come l’Altro, l’alterità suprema, ineffabile, incomprensibile ed inquietante nel suo essere al contempo irresistibile e portentosa. Al netto delle sue implicazioni teologiche e mistiche, a questa definizione del Sacro come Mistero non s’era discostato pochi anni prima Giorgio De Chirico con l’iscrizione apposta sulla finta cornice dipinta sul bordo dell’autoritratto del 1911 “Et quid amabo nisi quod aenigma est?”. Con lo sguardo liricamente accigliato rivolto verso un punto esterno al quadro stesso, ad imitazione dell’Eraclito affrescato da Raffaello nella “Scuola di Atene” e dell’angelo pensoso inserito da Durer nell’incisione della “Melancholia I”, il padre della metafisica si faceva testimone in prima persona, per mezzo dell’atto pittorico e dell’atto drammatico della messa in posa, del nucleo sorgivo dell’agire creativo. Per il pittore delle piazze silenziose e delle muse inquietanti, delle lunghe ombre meridiane e delle torri incombenti, delle statue senza volto e dei treni spettrali diretti verso stazioni deserte, è l’Enigma, il Mistero, tutto quel che essendo insondabile e inesprimibile conserva la sua immanente e onesta irrealtà, a scatenare le dinamiche, sia emotive che intellettive, alla radice del fenomeno estetico e (specie nel mio caso personale) della “visione medianica”.

 May be art of 1 person, mirror and curtains

Sin dall’infanzia fui testimone a mia volta di questa esperienza “numinosa”, ossia soprannaturale in quanto collaterale ed estranea a ciò che è convenzione intendere come “umano e reale”. Sfogliare a quattro anni i volumi dell’enciclopedia, catturato e turbato dalle riproduzioni di cartine geografiche, istogrammi, disegni e dipinti dei quali ignoravo autori, titoli, tecnica e contesto storico, alcuni indistinguibili sulla carta da foto vere e proprie come i ritratti di Velazquez e il “Cristo morto” di Hans Holbein, rappresentò il mio primo incontro con quella sensazione di minacciosa prossimità ad una dimensione meravigliosa con cui la mia mente di bambino si trovava a confrontarsi senza gli strumenti della razionalità “alfabetica”. Diretta reazione alla percezione di alterità suscitata da quanto restava confinato in un limbo della conoscenza circondato dallo stupore e dall’angoscia, la mia foga creativa si scatenava allora per rivestire di una logica e di una identità narrativa stati mentali e ossessioni che mi avrebbero altrimenti tormentato alla stregua di entità demoniache. Molte delle mie opere nacquero e nascono tuttora come trappole congegnate per catturare e sublimare la sensuale oppressione dell’inconoscibile o dell’ancora sconosciuto. Con gli anni il “mysterium” si è annidato nei volti di donne sfuggenti delle quali non ho mai saputo il nome e la storia; in edifici abbandonati lambiti dalla luce del crepuscolo; in immagini ambigue sognate, allucinate o intraviste nel dormiveglia e in lontananza; in gesti, circostanze e concatenazioni di eventi inspiegabili.

Oggi il “mysterium” è una qualità a rischio.

Tra i suoi acerrimi nemici vi è l’abuso sempre più onnipervasivo dei nuovi media. Gli ultimi vent’anni ci hanno visto passare dal condividere brevi testi, immagini e frammenti di video a 56k sui monitor di casa, a intrattenere interminabili videodirette in ultradefinizione su piccoli schermi a portata di palmo da un angolo all’altro del mondo. Tutti sanno e pretendono di poter sapere tutto su tutto e tutti, di poter azzerare la latenza delle notizie e delle risposte con la comunicazione in tempo reale, di spiegare qualsiasi fenomeno sociale e naturale, di stringere migliaia di amicizie per illudersi di non vivere tra estranei, di poter insomma dominare e modellare il mondo perché non sopportano di saperlo alieno e incomunicabile.

Il “mysterium” come fonte vivificante dello spirito e alimento della curiosità e dello stupore creativo si nasconde invece nelle pieghe della disconnessione, nella dote di sapersi liberi dall’ansia della perenne condivisione che spesso bandisce le penombre del non detto in cui prospera il muschio profumato dell’ignoto, nell’ascoltare il silenzio rivelatore della porzione di mondo che non potrà mai essere rinchiuso in uno smartphone.

Salviamo l’ultima fonte ancora pura e incontaminata dell’Arte.

Connettiamoci quando possibile alla corroborante estraneità del Sacro.

Banda ultralarga e wifi non sono ancora indispensabili per godere dell’alta risoluzione sullo schermo della vera immaginazione.

Sunday, October 23, 2022

OXYMORE: Il METAsuono dell'audioVERSO

 

 
 
A 46 anni dal successo planetario di "Oxygene", il lionese non ha ancora intenzione di ritirarsi dalla scena musicale o di rassegnarsi ad essere quella reliquia vivente dell'elettronica d'antan a cui parte della critica e dell'(in)cultura musicale di massa continua ad assimilarlo. E lo dimostra con l'ultimo album, un'opus-omaggio ad uno dei decani di quella filosofia metamusicale a cui tutti i sound designers e i DJ contemporanei devono la loro stessa esistenza.
Per chi vorrà approfondire troverà tutti i dettagli in cronaca, ossia nella mia recensione appena pubblicata su OndaRock
 
 

Sunday, December 5, 2021

L'era del Commodore bianco (panna) -1

 

Il primo (per quanto ultimo, mi si passi il gioco semantico) "Last Ninja " rappresenta la "madeleine proustiana" della mia personale era commodoriana (e nella fattispecie dell'estate '88, mitizzata dalla magia delle avventure alla "Stand by me" vissute con gli amici tra cabinati, pedalate agresti e giochi di ruolo). I pomeriggi, e spesso il primo mattino, quando al risveglio al tintinnare della tazza della colazione preferivo il ronzio del datasette collegato al mio totemico C64, erano puntualmente consacrati alle teste rotolanti di Barbarian e agli harakiri dei nemici di Armakuni. Spuntato dalla sontuosa scatola di "The in crowd" confezionata dalla "Ocean" e ricevuta come souvenir a sorpresa dallo zio di ritorno dai lidi d'Albione, rimase a lungo il gioco più punitivo e "consumato" di tutti quelli collezionati prima e dopo il pensionamento del biscottone (una specie di "soulslike ante litteram"), adorato più per le sue qualità evocative e per il suo "quid" enigmatico che per il "gameplay" vero e proprio. Epocale rimase il momento in cui, dopo settimane di tormentosi "backtracking" tra le paludi e i torrenti del primo livello, riuscii a centrare il dragone con la bomba soporifera e potei gustare per la prima volta la schermata del livello successivo. Quando la scritta "The Wilderness" apparve sulle note misteriche di Ben Daglish, tutto fu perdonato e da allora l'ostinazione atemporale degli occhi di Armakuni mi hanno seguito fino al 2010, quando atterrai nella terra degli Shogun e omaggiai quello sguardo nelle iridi che si spalancano sui grattacieli di Tokyo nel primo teaser del mio lungometraggio "EDOnism". Alla fine, per quanto solo simbolicamente, avevo vendicato il clan dei ricordi della mia ultima estate d'infanzia.

 Visualizza immagine di origine

Friday, November 26, 2021

Di Salinger e delle stradine sterrate (ovvero, Holden non passa mai in TV)

 

 

Talvolta mi chiedo quali e quanti siano questi indomiti lettori che, in virtù di un incoercibile riflesso pavloviano, scalpitano per invadere le librerie ogni qualvolta l'intellettuale, l'opinionista, il giornalista, la diva, l'attore, il cantante, il politico e il presenzialista di turno si presentano in un programma brandendo il proprio immancabile parto letterario, quasi fosse ormai una marca da bollo da apporre sulla loro mediatica notorietà.
A giudicare dalla pochezza tematica e le (im)proprietà lessicali e grammaticali di certi post e commenti, dall'insofferenza di alcuni a sfogliare persino un depliant, dall'involuzione linguistica e psichica di taluni influencer (a volte autori di libri a loro insaputa), c'è anche da chiedersi se alla fine l'effetto non sia quello d'indurre a degradare la già bistrattata lettura ad un accessorio cosmetico non più valido di una custodia per smartphone.
E ogni volta che in TV appaiono questi autoproclamati "scrivani fiorentini" ansiosi di veder riprodotte le proprie fattezze anche su una quarta di copertina, penso a Salinger che per tutta la vita rifiutò di farsi fotografare e, con la complicità del vicino, rifuggì la stampa e i fan dirottandoli verso indirizzi sbagliati e stradine sterrate.
Un Libro è un organo che continua a pulsare dopo l'espianto, che gronda sangue e pus e lascia tracce indelebili sulle dita di chi lo apre.
E, soprattutto, non andrebbe stampato e letto solo perchè conosciamo già l'indirizzo dell'autore.

Saturday, August 7, 2021

N'Arminute - Abruzzo film decommission

 

Se si eccettuano i film girati a Roma, Tokyo e New York, la quasi totalità della mia filmografia indipendente potrebbe valere da sola quale dimostrazione dell'ingenita vocazione dell'Abruzzo ad essere un set a cielo aperto di 10.763 chilometri quadrati (senza qui scomodare film di nomi eccellenti come Roberto Rossellini, Ermanno Olmi, Richard Donner, Mario Monicelli e Liliana Cavani).

Probabilmente senza le suggestioni ataviche dei suoi paesaggi agresti, delle boscaglie fluviali, delle spiagge mistiche, dei remoti borghi montani, della cultura rurale ancora viva nella memoria e nei caratteri di quei pochi che vivono in simbiosi con la sua natura, molti dei miei soggetti non sarebbero nemmeno nati, o non avrebbero preso la forma di sceneggiature pronte per essere ambientate in locations sempre diverse, dalla montagna alla costa, spesso raggiungibili in meno di mezz'ora di macchina.

A conti fatti, potrei persino trovare le locations ideali per girare decine e decine di altri film di qualsiasi genere senza allontanarmi per più di qualche centinaio di metri da casa, limitandomi ad una passeggiata lungo una mulattiera o su per le colline che circondano la Val di Sangro. Una fortuna ed un privilegio che due britannici come Roger e Brian Eno, geni della musica ambient e quindi grandi intenditori di "ambienti", sono stati in grado di riconoscere, proiettando lo scorso febbraio a Los Angeles un mio video girato di fronte alla scenografia naturale della Majella al crepuscolo in un'installazione multimediale.

Lascia dunque quanto meno perplessi (per usare un deferente eufemismo) scoprire che il film tratto da un pluripremiato romanzo di una scrittrice abruzzese ambientato nell'Abruzzo rurale sia stato interamente girato nel Lazio.

Stavolta, a quanto pare, (per ragioni che ciascuno può, volendo, intuire), la coerenza artistica, la considerazione e il rispetto delle fonti d'ispirazione sembrano non essere pervenute (o "arminute" per restare in tema vernacolare).

 

 

Nel collage fotogrammi tratti da:
 
1- "La Strada per Shakti" - San Giovanni in Venere (CH) (2007)
2- "Apocalypse in Pills" - Lago di Bomba (CH) (2006)
3- "Verdigris" - Colle San Silvestro, Piazzano di Atessa (CH) (2020)
4- "Tiranti Transit" - Viadotto di Villa Santa Maria (CH) (2005)
5- "DesHorde" - Fornelle di Atessa (CH) (2021)
6- "EpitHell" - Colle Sant'Angelo (CH) (2011)

Wednesday, May 5, 2021

DALLA VILLA AL VILLAGGIO, L'ORRORE E' DI CASA

 

 
Lady Dimitrescu disegnata da AFAN Alessandro Fantini

 

A volte mi capita di provare un'ironica invidia per coloro che asseriscono di non riuscire ad iniziare o ultimare un videogioco perchè lo trovano troppo disturbante. Sarà forse perchè, essendomi svezzato con le notti in bianco passate dopo aver visto "Suspiria" e l'"Esorcista" a 8 anni, mi è ormai impossibile subire dei veri e propri attacchi di terrore o restare sconvolto dai classici (e banalissimi) "jump-scares" in stile "The conjuring". Vi sono stati nondimeno sporadici momenti videoludici che hanno rasentato quella sensazione infantile di puro e genuino orrore: i corridoi in penombra di "Black Mesa" infestati dagli scienziati zombizzati dagli headcrab di "Half Life"; il primo scontro con i necromorfi a bordo della tenebrosa Ishimura di "Dead Space"; Jack Baker che si aggira nella villa risonante di tuoni e scricchiolii nella sua prima versione di stalker sanguinario di "Resident Evil VII". Momenti che ho ritrovato, più edulcorati, anche nelle anteprime e nella demo dell'ottavo capitolo.

"Il feedback dei fan nei confronti di Resident Evil 7 ci ha fatto capire che il gioco era un po' troppo terrificante a tratti, e sebbene queste parole ci abbiano reso orgogliosi, abbiamo preferito intraprendere una strada diversa con Village, creando qualcosa che chiunque avrebbe potuto giocare."

 In fin dei conti, le dichiarazioni rese dal produttore Tsuyoshi Kanda vanno a confermare quanto è apparso chiaro sin dalla prima presentazione del giugno scorso. Ossia che il ritorno di una componente "action-strategica" derivativa di quella presente in RE 4 ma innestata sulla struttura da "found footage" survival del precedente (prevalente fintanto che si restava confinati nella villa dei Baker), avrebbe contribuito a rendere più vario e meno ansiogeno il ritmo del gameplay. Il rischio con i survival horror nudi e crudi come "Outlast" e "Amnesia" è, per quanto mi riguarda, quello di sprofondare nella noia (terrificante in senso figurato) del panico e del raccapriccio permanente. Da quanto si è visto ho ragione (e speranza) di ritenere che sia stata una scelta quanto mai saggia quella di reintrodurre un'eterogeneità più pittoresca sia nell'estetica che nelle meccaniche, passando così dall'incrocio più sinistro e documentaristico tra "True detective", "REC" e "The Texas Chainsaw massacre" del precedente, a quello più "gothic-fantasy" tra "Underworld", "Calvaire", "gli Addams", "Bloodborne" e "Nosferatu" di "Resident Evil Village".

 Quel che più importa, in definitiva, è che dalla villa al villaggio l'orrore, seppure più vasto e aerato, resti comunque di casa.


Friday, March 26, 2021

VITA NUOVA XXIII

 

AFAN legge DANTE
VITA NUOVA XXIII

 

Diretto e montato da AFAN Alessandro Fantini

Musica di AFAN Alessandro Fantini

Dipinti di Paul EVelyn, Dante Gabriele Rossetti, Henry Holiday, Agnolo Bronzino.

 

 

MALORDA 10 - Vegan

  

MALORDA 10

Vegan

 

Afflitto dalla cronica incapacità di scalare le graduatorie concorsuali, un cliente ligio ai protocolli sanitari cercherà di ottenere dal dottore la ricetta segreta che possa affrancarlo dal suo lungo digiuno lavorativo.

Diretto, scritto, interpretato, montato e prodotto da AFAN Alessandro Fantini

Musiche ed effetti speciali di AFAN Alessandro Fantini

Citazioni da Shakespeare, Paracelso e Arrigo Boito.

 

AFAN pictures 2021

 

Saturday, January 23, 2021

Scena Quieta a L.A.

 

L'arte di AFAN torna a Los Angeles dopo la partecipazione alla collettiva "Painted sound" del 2013 con il video girato per il brano "Verdigris" di Brian e Roger Eno che, insieme a quelli di altri filmmakers da tutto il mondo, verrà proiettato a partire da oggi fino al 21 febbraio nell'installazione "A Quiet Scene" approntata nella Jerry Moss Plaza del
The Music Center: Performing Arts Center of Los Angeles

La diretta streaming dell'evento è visionabile fino a lunedì sul sito del The music Center a partire dalle 21:00 P.M. del 22 gennaio.
 

 

Wednesday, October 14, 2020

MALORDA 9

 MALORDA 9 

 De Praeda Anche in assenza del dottore lo Studio Malorda continua ad attirare nuovi clienti. Ma chiunque decida di violare i recessi del'incustodita dimora si ritroverà a dover pagare una parcella molto più costosa di ciò che speravano di predare.

 Diretto, scritto, prodotto e interpretato da Alessandro Fantini. 

Musiche di Alessandro Fantini. 

 

 

 Nel marasma della precarietà dilagante che rende sempre più arduo avvicinare il padrino conteso da orde di leccapiedi o l'ammanicato di turno cui affidarsi per ottenere lavori e favori, lo Studio Malorda si propone di offrire un servizio gratuito, rapido e disinteressato nella risoluzione delle problematiche occupazionali e sociali più diffuse: dal conseguimento di contratti d'assunzione a tempo indeterminato all'assegnazione di appartamenti già occupati, dalla reintegrazione in posti di lavoro all'eliminazione dei tempi d'attesa per tac, analisi e interventi. Se il disordine corrente vi rende succubi dell'orda, non vi resta che il salubre caos di Malorda. Per prenotazioni telefonare dopo mezzanotte e distruggere il cellulare dopo la chiamata.

Thursday, October 1, 2020

AFANzine - Caravaggio

 AFANzine

 Caravaggio 

All'ombra della Verità radiante

 

All'ombra della Verità radiante

 In questa puntata AFAn propone un compendio della vita e delle opere di Caravaggio, pittore che vide la Grazia nella cruenta Verità della carne e sperò di riceverla dal papa mentre, cercando di sfuggire alla morte, le andava incontro su una spiaggia deserta, ponendo fine alla sua vicenda terrena e dando inizio a quella dell'arte moderna.



Wednesday, September 9, 2020

Ognissanti nella vite di Longino

OGNISSANTI NELLA VITE DI LONGINO

Appunti per un’autobiografia



Sono nato di mercoledì, sette giorni dopo Ognissanti, il giorno in cui nacque mia nonna, battezzata per questo col nome di Santa. Benchè fosse la prima della classe, i genitori non le fecero proseguire la scuola. In quel remoto mondo rurale che era l’Abruzzo degli anni venti, vigeva ancora il pregiudizio per cui le donne non fossero tagliate per lo studio. I miei pensano che abbia ereditato da lei la passione precoce per la lettura e la scrittura. Dovrebbe essere solo un caso invece che mi sia stato dato il nome di un ciclista, morto diciasette anni prima a Trier per una caduta al giro di Germania. Preferisco da sempre la bici alla macchina, ma finora sono caduto solo una volta con la moto, un pomeriggio di sedici anni fa, dopo che ad un bivio un’autista mi tagliò la strada e se ne andò senza soccorrermi. Che sia sopravvissuto è forse indice di una mia sovrumana resistenza all’indifferenza umana. Tra i miei primi ricordi spicca un pupazzo meccanico di Topolino che nuota in cerchio in una bacinella d’acqua. Per qualche tempo lo cercai in soffitta senza trovarne traccia. Mi convinsi che appartenesse alla schiera delle false memorie. Poi un giorno mio nonno mi raccontò d’averlo comprato in Inghilterra quando avevo poco più di un anno. Ma di quella volta che un cane inferocito mi rincorse fin dentro un vigneto, per molti anni sulla pelle portai ben visibili le stimmate. A bloccare la mia fuga fu una delle corde di ferro tese tra i pali della vite. Come la lancia di Longino, mi marchiò il torace con una piaga obliqua, facendomi stramazzare a terra. Spaventato dal mio urlo strozzato, il cane fuggì a sua volta dileguandosi nelle campagne. Se mi guardo allo specchio riesco ancora a scorgere un tratteggio rosato che corre sulle costole. Forse tutto questo non ha nulla a che fare col fatto che sia nato nel mese dei morti col nome di un morto “eccellente”. Non quanto ce l’abbia il fatto chestia ancora qui a scrivere, dipingere e fantasticare della mia e di altre vite per ingannare l’avanzata dell’amnesia di massa, la più terminale delle morti.


 

Thursday, July 23, 2020

Eros, Arte, LinkedIn e codeina


 

Talvolta per il web l'Arte e il corpo femminile possono rappresentare un sodalizio più pericoloso ed offensivo dell'incitamento all'odio, di un insulto razzista o di un atto di cyberbullismo. E' quel che ho appreso a mie spese quest'oggi quando, dopo aver postato questo dipinto nel feed di LinkedIn, mi sono visto sospendere l'account senza alcuna spiegazione. Una volta riattivato il profilo grazie all'invio della documentazione necessaria a dimostrare la mia identità, lo staff del sito mi ha informato che il contenuto dei miei ultimi post non rispettava le condizioni d'uso della piattaforma. Subito dopo, scorrendo i post di altri utenti con foto e video di donne discinte e pose ammiccanti, talune in topless davanti a cascate edeniche, sono stato sopraffatto da un dubbio. Che il nuovo algoritmo, divenuto più bigotto e ipocrita dei suoi programmatori, abbia cominciato a considerare la rappresentazione artistica della femminilità alla stregua di spam, fishing e clickbait. Ormai manca poco perchè Botticelli, Courbet, Rubens, Ingres, Klimt, Delvaux e Balthus vengano messi al bando in quanto spregevoli spacciatori di codeina visiva.

 



Friday, May 15, 2020

Penso ad Ezio e...

Penso ad Ezio e non posso fare a meno d'immaginare un titano che con quieto furore condivideva la solitudine della sua malattia, facendo risuonare le note delle catene invisibili che lo tenevano avvinto, più di noi sedicenti sani, alla dolceamara gravità della condizione umana.
Penso ad Ezio, che molti hanno scoperto solo quattro anni fa in televisione ma che per una vita ha suonato e composto nel silenzio mediatico, e non posso fare a meno di pensare a tutta la vanità malarica di cui straborda la rete dove frotte di artisti e iper-presenzialisti si affannano a ricordare agli altri d'esistere strimpellando, cantando, urlando, berciando e denunciando complotti.
Penso ad Ezio e alla sua forza di comunicare attraverso la musica tutto ciò che di essenziale sfugge alle parole, e tutto ciò che di vitale sfugge all'ascolto grazie all'esempio della sua indomita accettazione del male, e non posso fare a meno di ricordare quanti negli anni mi hanno contattato e ringraziato per le mie opere senza avermi mai conosciuto, mentre alcuni che mi conoscono di persona sono arrivati a fingere di non vedermi, forse per il fatto d'essere abituato ad esprimermi con note più alte di quelle usate dal mormorio di fondo che non fa volume e non smuove le acque reflue in cui galleggiano.
Penso ad Ezio, e a tutti gli artisti, da Tony Allen a Christophe, da Florian Schneider a Little Richards, da Sepulveda a Juan Jimenez che ci hanno lasciato in questi due mesi, e non posso fare a meno di ringraziarli per averci donato l'antivirale più immortale di tutti che per fortuna non bisognerà sperimentare in laboratorio prima d'essere distribuito su scala mondiale.
Penso ad Ezio, e so che anche il dolore più indescrivibile ha una sua partitura capace di rendere più luminosi i tasti neri dell'esistenza.




Thursday, April 2, 2020

C.O.V.I.D. - 20

C.O.V.I.D. 20 

 

 Scritto e diretto da AFAN Alessandro Fantini 

Musica di AFAN Alessandro Fantini


Wednesday, March 25, 2020

Dante 2.6

AFAN legge Dante La Divina Commedia 

Purgatorio

Canto VI 

 

Diretto e montato da AFAN Alessandro Fantini

 Musica AFAN Alessandro Fantini

 Sfondi

 Opere di Gustave Dorè, Cesare Zocchi, Domenico di Michelino

 


Thursday, March 12, 2020

Il vaccino di Omero

In questi giorni molti volti più o meno noti (egovideomaniaci, star, vip o influencer che siano) stanno diffondendo appelli a resistere alla compulsione a girovagare come felini in fregola e a starsene in casa per dedicarsi ad attività culturali o ricreative quali leggere libri, guardare film, scrivere, dipingere o intrattenersi con giochi da tavolo. Per quanto assolutamente condivisibili, tali messaggi sottintendono il fatto che quelle che (almeno per il sottoscritto) dovrebbero essere attività quotidiane essenziali alla buona salute dello spirito (e alla sopravvivenza mentale), per la maggioranza sono solo dei placebo a cui ricorrere in via eccezionale in caso di disastri pre-apocalittici. Non sorprende dunque che quella stessa collettività che tratta l'arte, la cultura e la solitudine creativa alla stregua di evitabili psicopatologie o vezzi nobiliari da dinastie d'arte o cerchie di eletti (reputando mille volte più vitale continuare a sferrare calci ad una sfera o avvitare bulloni in fabbriche affollate), stia letteralmente perdendo il senso della realtà sociale e della convivenza civile, abbandonandosi a comportamenti al limite della paranoia virale.
Suonerà sconvolgente, ma se occorreranno ancora mesi prima che venga trovato il vaccino contro il COVID 19, quello contro l'ostruzione delle vie "pensatorie" è già disponibile dai tempi di Omero.

P.S. Alla luce di altri eventi da TSO come la ressa in un centro commerciale di Montesilvano per assistere alla presentazione del disco di una tipa che ha il merito d'aver agitato in tv il paraurti finanziato dai capitali di famiglia, mi rendo conto di essere stato fin troppo eufemistico.

 

 


Saturday, March 7, 2020

ANDROFONOS

AndroFonos 

L'hanno isolato per una vita 

Ora basterà il passato ad isolarli da lui?

 



 Scritto, diretto e interpretato da AFAN Alessandro Fantini 

Fotografia, musica, montaggio ed effetti di AFAN Alessandro Fantini 

Prodotto da AFAN Alessandro Fantini 

AFAN PICTURES 2020

Friday, February 21, 2020

Vinci UK con quota 70

Vinci UK con quota 70.

 Alleluja.

Dopo aver trascorso molti degli ultimi 20 anni in questa penisola tra provini televisivi, casting, presentazioni di libri, articoli, recensioni, performance, partecipazioni a festival, mostre et similia senza riuscire a vedere l'ombra di un contratto, finalmente una ministra anglosassone mi tende la mano per invitarmi a fare ritorno in pianta stabile sui lidi del Grande Bardo e del Duca Bianco.
Due giorni fa la ministra degli Interni britannica Priti Patel ha infatti presentato il piano di revisione delle leggi sull'immigrazione post "Brexit". I nuovi requisiti richiesti per poter vivere e lavorare legalmente in terra d'Albione a partire dal 2021, sono basati su un sistema a punti che richiama quello già in vigore in Australia. Solo al conseguimento di un totale di 70 punti sarà possibile ottenere il permesso di lavoro. 10 punti saranno assegnati a chi possiede una buona conoscenza della lingua Inglese scritta e parlata; altri 20 a chi otterrà un lavoro che richiede una particolare "qualificazione"; 10 a chi vanta un'offerta di lavoro già approvata; e ancora altri 20 per chi possiede lauree e/o dottorati o ha competenze in un settore con carenze occupazionali.
Sembrerebbe proprio che la ministra si sia ispirata al mio CV.
Parlo e scrivo perfettamente in Inglese (a detta di alcuni madrelingua perfino meglio della maggioranza dei nativi).
Sono laureato in lettere moderne con 110 e lode.
Sono un creativo a tutto tondo: filmmaker, pittore, concept artist, illustratore, montatore, fotografo, scrittore e compositore con all'attivo 18 pubblicazioni (compresa una laurea di ricerca svolta a Londra) una trentina di video tra film, corti, documentari e videoclip, nonchè oltre una quarantina di album musicali e colonne sonore, tutte competenze che in una sola persona sono più che sufficienti a definirmi un iper-qualificato (e se non bastasse, visto che la carta d'identità italiana non sarà più accettata, ho perfino il passaporto).
Mi chiedo soltanto quanto dovrò aspettare prima che mi contattino e mi offrano una delle case nei quartieri svuotati da tutti gli "inqualificati".
E come cantavano gli "Europe" (mai nome di band fu più azzeccato in questo frangente):
It's the final countdown
We're leaving togeher...

Thursday, February 20, 2020

AFANzine 11 - Little Nemo

AFANzine 

 Little Nemo

I grandi sogni del piccolo McCay

 


 In questa puntata AFAN presenta l'opera pionieristica dell'americano Winsor McCay che battè sul tempo l'immaginario dei surrealisti e, in anticipo di quasi un secolo, con il fumetto "Little Nemo in Slumberland" sognò su carta le fantasmagorie digitali del moderno cinema d'animazione.