Testo dell'orazione funebre da me letta il 13 Luglio 2016 al termine delle esequie per mio fratello Nicola Fantini, morto la sera dell' 11 Luglio 2016.
Quand’ero bambino Nicolino rappresentava ai miei occhi una seconda
figura paterna, il pilastro portante della famiglia insieme a mio nonno e
mio padre. Mio nonno e i miei genitori potevano contare sempre su di
lui nello svolgimento dei lavori di casa e nei campi. Per me e mio
fratello
Giampiero
era un esempio ineguagliabile di onestà, dedizione e bontà d’animo. Non
si risparmiava mai quando si trattava di rimboccarsi le maniche e
risolvere grandi e piccoli problemi. Soffrì moltissimo quando mio nonno
ci lasciò dopo lunghi patimenti, il 16 Luglio di 23 anni fa. Ha seguito
sempre con orgoglio la mia attività artistica, prodigandosi spesso per
aiutarmi nell’allestimento delle mie mostre di pittura. Trovò la sua
realizzazione nella splendida famiglia che formò con Filomena, che con
lui ha condiviso tutto fino alla fine, crescendo insieme
Joseph
con l’affetto e l’esempio unico di un padre che sapeva essere amico,
confidente e guida morale, motivatore ironico e compagno di avventure.
Tutti lo hanno stimato e amato, come la grande folla di parenti,
colleghi e amici qui presente sta a dimostrare.
Per noi famigliari
sarà impossibile dimenticare il giorno in cui scoprì di avere un
adenocarcinoma polmonare. Il dottore che lo prese in cura dopo la prima
diagnosi, mi disse che dovevamo smetterla di preoccuparci. Non dovevamo
opporci ai cicli di chemio, che sapeva essere del tutto inutili e
dannosi. Non dovevamo cercare altre cure. Non dovevamo rivolgerci ad
altri oncologi. Saremmo stati felici solo quando se ne sarebbe andato.
L’unica medicina è la morte, mi disse.
Ora purtroppo quella
medicina ha sortito il suo effetto. Mio fratello ha infine trovato la
cura che invano abbiamo cercato nel tentativo di contrastare l’avanzata
del male e alleviare la sua agonia.
Purtroppo per il Male che affligge molti altri che vivranno forse più di lui, temo non esista alcuna medicina.
Questo Male incurabile ha molti nomi: si chiama cinismo, opportunismo, affarismo, menefreghismo, individualismo.
E’ quello che tuttora affligge quel dottore che mi disse che amava
passeggiare nei cimiteri, divertendosi a contare i mesi che restavano ai
pazienti che aveva in cura, somministrando sostanze tossiche a
inconsapevoli condannati a morte in quello che è a tutti gli effetti un
preobitorio.
E’ il Male di cui soffrono quegli oncologi che
viaggiano su porsche cayenne, prendono la tintarella alle Seychelles e
giocano a tennis tenendo conferenze sulla ricerca contro il cancro in
giro per il mondo, intascando centinaia di euro solo per rivolgere uno
sguardo annoiato al solito inconsapevole condannato a morte.
E’ il
Male che tormenta quei chirurghi che amano andare in televisione a
millantare i prodigi della videotoracoscopia e dell’immunoterapia ma poi
non si scomodano nemmeno a farsi vedere dal vivo a consigliare una cura
d’antibiotici per evitare una setticemia post-operatoria.
E’ il
Male che corrode quei medici che definirono “un favore straodinario”
l’assistenza a mio fratello agonizzante, che insieme a sua moglie
affrontava in carrozzella ogni settimana estenuanti viaggi in treno tra
Milano e Pescara con la forza della disperazione.
E’ il Male che
consuma quell’infermiera che a mia madre ha rimproverato di aver portato
in pronto soccorso mio fratello che fino all’ultimo ha cercato di
evitare la morte per soffocamento.
Che Dio abbia pietà di tutti loro perchè sono malati senza data di termine e non sanno di esserlo.
Che Dio abbia pietà di coloro che ancora si ostinano a non vedere e non
capire, o peggio, a fingere di non vedere nè capire che la Val di
Sangro, dopo decenni di sviluppo e benessere, ha ricominciato a
brulicare di morte come ai tempi delle paludi malariche.
Di mio
fratello ora voglio ricordare quel giorno di Settembre di due anni fa,
quando andammo in montagna e da lontano avvistammo per caso un branco
di cervi in amore, restando a lungo in ascolto del loro bramito: spero
che adesso stia scalando la vetta più alta e più luminosa di tutte, in
ascolto di quel richiamo di vita, e dimentichi per sempre il mortifero e
crudele ciarlìo dell’ipocrisia umana.
A Filomena e Joseph dico
che la famiglia sarà ancor più unita e salda di prima, perchè non vi
manchi mai il sostegno, il coraggio e la forza di progettare il futuro
che Nicolino dentro di sè ha tenuto sempre accesa come una fiamma fino
all’ultimo respiro.
Perchè in questi atroci mesi tutti insieme con
lui abbiamo compreso che non ci sarà davvero alcuna Cura fin quando
l’Essere umano non verrà considerato patrimonio dell’Umanità.
AFan Alessandro Fantini
13-7-2016