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Tuesday, November 19, 2019
Saturday, May 25, 2019
AFANzine - Blade Runner
BLADE RUNNER
Bagliori di umanità nella notte del futuro
Scritto, montato e prodotto da AFAN Alessandro Fantini
Musiche ispirate alla colonna sonora di VANGELIS composte da AFAN Alessandro Fantini
In un 2019 tecnologicamente diverso da quello immaginato da Ridley Scott e Philip K. Dick, AFAN analizza quello descritto dal film che nell'82 fu in grado a suo modo di profetizzare la perdita d'empatia e la solitudine di replicanti iperconnessi in questo futuro corrente.
Saturday, April 13, 2019
AFANzine - Philip K. Dick
AFANzine - Philip K. Dick
Memorie elettriche di una mente ubiqua
In questa puntata AFAN delinea un rapido affresco della vita e della prolifica produzione letteraria di Philip K. Dick, scrittore americano che con le sue storie di realtà illusorie e personalità dualistiche vaticinò il caos percettivo del ventunesimo secolo.
Tra video-magazine e documentario, programma divulgativo e videoarte, in questa serie pensata e realizzata per il web, l'artista multimedianico AFAN Alessandro Fantini passa in rassegna nel suo atelier le correnti e gli artisti che hanno contribuito negli anni alla sua formazione estetica, influendo sulla maturazione del suo personale approccio multiforme alla creatività.
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Saturday, July 7, 2018
Blade Runner 2049 - Una soundtrack per il futuro (im)possibile
Il mio secondo ritorno (stavolta audio-critico) nella Los Angeles distopica di K. Dick e Scott a 31 anni dalla fuga di Deckard e Rachel e a 36 da quelle elettroniche del demiurgo di Volos.
"Cinquant’anni fa per Alex North la prima di “2001: Odissea nello
spazio” fu senza dubbio un’esperienza memorabile e per motivi non tutti
relativi al valore artistico del capolavoro kubrickiano. Fu solo a
quella proiezione infatti che il compositore americano scoprì che il
regista aveva cassato in blocco la sua
colonna sonora in favore di brani scritti il secolo prima da Johan e
Richard Strauss, nonché dai suoi contemporanei György Ligeti e Aram
Khachaturian.
Quasi cinquant’anni dopo a Johann Johansson la premiere di un altro film “monstre” preso in carica dal regista canadese Denis Villeneuve non deve invece aver riservato sorprese altrettanto spiazzanti." (continua su Ondarock.it)
Tutti i miei articoli finora pubblicati su Ondarock.it
- Jean-Michel Jarre - Electronica:The Heart of Noise
- Jean-Michel Jarre - Oxygene 3
- Vangelis - Rosetta
- Jarre live al Parco della Musica di Roma
- Blade Runner 2049 - la soundtrack
- Jarre la monografia
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Saturday, November 4, 2017
Di edonisti e pescegatti nipponici: EDOnism in concorso al Selva Nera film festival di Padova
Il giorno fatidico è alfine giunto.
Questa sera alle 22:40 "EDOnism" verrà proiettato nella sezione concorso della prima edizione del "Selva Nera" fantastic film festival di Selvazzano Dentro, Padova, prima rassegna internazionale del cinema fantastico del Veneto. Un sentito ringraziamento agli audaci e lungimiranti organizzatori Massimo Bezzati e Stefano Bovi, allo staff dell'Arena Games che ospita il festival e a tutti gli "edonisti" che stasera avranno l'occasione di rivivere i fremiti tellurici della grande mente nascosta sotto la coltre di cemento e fibra ottica di Honshu. Grazie anche alla redazione di CinemaItaliano.info per aver dato risalto all'evento.
Quattro anni dopo essere emigrato a Tokyo insieme alla moglie Sophie, l'esistenza del manager James Hallway è ormai ridotta ad una sequela di sbornie e fallimenti. Alla perdita del lavoro farà seguito di lì a poco quella di Sophie, decisa a rifarsi una vita lontano dalla spirale di autolesionismo che sta risucchiando James. Ma quando dietro il tessuto della realtà cominceranno a balenare visioni che nulla hanno a che fare con le crisi etiliche, ed un coma lo trascinerà in un oblio temporaneo, la verità di una seconda esistenza adombrata dal mito nipponico del Jishin Namazu, il Pesce Gatto che scatena i terremoti, comincerà lentamente a prendere il sopravvento sulla sua quotidianità. Una verità che il suo sisma interiore farà presto condividere a milioni di cittadini.
Ambizioso fanta-noir dalle suggestioni “bladerunneriane” girato nella
capitale nipponica, nonché secondo capitolo della trilogia de “Le Città della Mente Nascosta” preceduto da “Nepente” ambientato a Roma e seguito da “New York, a venture” filmato a Manhattan (proiettato al “Dobbs Ferry film festival” di New York lo scorso febbraio), “EDOnism” nasce da un’idea di Alessandro Fantini,
regista, pittore, scrittore e compositore originario di Atessa, che
all’indomani del terremoto dell’Aquila decide di trasporre il motivo del
sisma, inteso come tumulto emotivo e relazione misterica tra macrocosmo
terrestre e microcosmo umano, in una storia per il grande schermo
ambientata in Giappone, terra dove tecnologia, leggende e misteri
tellurici offrono lo scenario ideale per imbastire una vicenda sospesa
tra realtà e allegoria metafisica. Perché, sebbene l’ispirazione di
fondo derivi dall’urgenza di elaborare in chiave artistica lo sgomento
provato di fronte alle catastrofi naturali che hanno martoriato
l’Abruzzo e il centro Italia, il tema del sisma nel corso del film
assume contorni sociologici e proporzioni cosmiche, fino a divenire
archetipo metaforico di quell’enigma atavico che lega la specie umana
alla terra e all’universo.
Le riprese del film dirette da Alessandro Fantini con la collaborazione del coproduttore Lorenzo Fantini,
il line producer Miles Elliott e Lucy King, si sono svolte a Tokyo
nell’arco di due settimane nelle location dei quartieri centrali di
Tokyo quali Shibuya, Minato, Roppongi, nei pressi del Santuario Meiji
nel parco Yoyogi, e infine sull’isola di Odaiba dominata da una replica
della Statua della Libertà e dall’avveniristica sede della Fuji Film
progettata da Kenzo Tange che hanno fornito l’imponente scenografia alla
sequenza del cliffhanger finale.
Per “EDOnism”, una sorta di colossal “low budget” ispirato tra
gli altri da anime giapponesi come “Akira” e “Ghost in the shell”, e al
quale ha preso parte un cast di attori e comparse provenienti da
Giappone, USA, Inghilterra, Australia, Svezia e Svizzera, Fantini ha
anche creato tre locandine dipinte e disegnate a mano, realizzato lo
storyboard, una sequenza animata, composto la colonna sonora originale e
interpretato il ruolo di un agente infiltrato.
Tuesday, October 31, 2017
Cloverfield - Rigurgiti iconogastrici
CLOVERFIELD
RIGURGITI ICONOGASTRICI
recensione di Alessandro Fantini
Fedele ai dogmi del “meticciato”
linguistico applicati nel rodatissimo e altrettanto logoro "Lost"
(survival-tv movie di matrice seriale che deve gran parte del proprio successo
all’astuto abbattimento dei confini tra cinema, docu-fiction e reality), questo “Cloverfield”, ennesima
"creatura" cinematografica del produttore J.J.Abrams diretta da Matt
Reeves, mira tuttavia a compiere il percorso inverso attingendo stavolta dal
lessico di quel vernacolo mediatico che negli ultimi quindici anni ha metabolizzato il
codice espressivo del reportage televisivo nella "liofilizzazione"
amatoriale dei video girati da camcorder e telefonini "sversati"
sulla rete, per trasferirne il prodotto finale sul grande
schermo ingigantito ed esasperato dai “mirabilia” degli effetti speciali. Non
solo negli interminabili ed angosciosi piani sequenza peristaltici della
televisione post "11 settembre" va ricercato l'elemento di maggior
seduzione del progetto, quanto piuttosto nell'astuzia citazionistica, già ricodificata
dal “bullet time” di “Matrix” e dilapidata nella penosa conversione
cinematografica dello sparatutto in prima persona di “Doom”, di quelle nuove
modalità di fruizione interattiva di cui la dimensione videoludica
deflagrata con la pandemia delle consoles ha testimoniato l'ineludibile
fascinazione.
Ecco quindi che i riferimenti apparenti allo stentato “Blair
Witch Project” di Myrick e Sanchez appaiono pretestuosi e surrettizi nella
misura in cui la parentela putativa di Cloverfield si limita al recupero
dell'espediente narrativo del casuale recupero dei videotapes degli scomparsi
(deformazione stilistica sopravvissuta fino ai nostri giorni con la serie “REC”
e il più recente “VHS”), e sulla ripresa su larga scala del viral maketing
inoculato via web che all'epoca ne aveva amplificato immeritatamente le
proprietà rivoluzionarie nell'assegnazione del principio di realtà a materiali
grezzamente fittizi (strategia di depistaggio testata sin dai tempi di “The
Texas Chainsaw Massacre” del 1974, opera low-budget spacciata per ricostruzione
documentaria di efferati delitti realmente accaduti, sebbene in verità
liberamente ispirata alle gesta necrofiliche di Ed Gein).
Più
stimolante e provocatorio sarebbe invece l'accostamento con gli esiti
radicalmente opposti del "perpetuo maremoto" ottenuto dalla tecnica
della camera in spalla portata al suo acme ne "Le Onde del Destino"
di Lars Von Trier.
Poco
o nulla c'importa del mastodontico umanoide rettiliforme e anfibio che, senza
alcun evidente motivo, scatena la sua furia da elefante impazzito tra i
pinnacoli di vetro e cemento di una Manhattan notturna fotografata come la
città morta di un incubo al neon. Né tanto meno c'interessa parteggiare o
partecipare del terrore simulato con approssimazione da situation comedy che
muove l'erratica fuga dei ragazzi “demi-monde” che, fin dal risibile
pseudo-reality dei venti minuti introduttivi, sfilano davanti all'operatore
professionalmente incompetente senza conferire alcun guizzo di personalità ad
un'irritante bidimensionalità che li renderà simpatici solo al momento di
essere spazzati via dal cataclisma liberatorio che investe la città. Quel che
decuplica e confonde le reazioni dello spettatore, continuamente oblique tra
nausea, vomito, noia, tensione, perplessità, apprensione, curiosità infantile,
è piuttosto la maniacale opera di celebrazione del pretesto visivo che sposta
sistematicamente il fuoco della persuasione dal campo della verosimiglianza dei
personaggi e della trama, a quella della grammatica estetica spinta a vertici
mai raggiunti fino ad allora dal medium audiovisivo.
Basteranno
difatti la defezione assoluta del commento musicale a favore di una raggelante
sinfonia di urla, sibili e suoni ambientali che contribuisce all'immersività
soggettivizzante della visione (proprio come accade in videogiochi quali
"Silent Hill 2", "Doom 3" e soprattutto “Amnesia: The Dark
Descent”), spiazzando il cinefilo abituato ad accettare l'astrazione di quel
coefficiente espressivo di carattere extradiegetico che per convenzione
conferirebbe all'opera la sua rassicurante omogeneità artistica; la soluzione
tanto ingenua quanto riuscita di ricorrere ad un “flash back” intenzionalmente
involontario presentando l'intero filmato come il risultato di un maldestro
montaggio in camera compiuto sovrascrivendo per errore un nastro sul quale la
coppia di amanti aveva filmato una giornata di melense idillio amoroso (nei cui
fotogrammi superstiti si annidano dei “clues", indizi criptati che
alludono alle origini della creatura come in un gioco d'avventura); la
destrezza del reparto addetto al CGI che fa dell'audace smania di fotorealismo
la struttura portante dell'intero progetto, misurandosi con i ripetuti fuori
fuoco del settaggio automatico della telecamera modello consumer ad alta
definizione che imprime un drammatico tono da reportage di guerra alle prime
esplosioni che squarciano la “skyline” di Manhattan e al lancio della testa
della Statua della Libertà rotolante tra le macchine parcheggiate in strada
(citazione stucchevole ma visivamente efficace dalla locandina del
carpenteriano “1997: Fuga da New York”).
Basteranno
tutti questi minuziosi congegni stilistici dissimulati (e dissimulanti) sparsi
lungo i settanta minuti del lungometraggio, a rendere trascurabile l'ennesimo
trafugamento di quegli stilemi archetipizzati dalle saghe di “Alien”,
“Predator”, dei disaster movies come “Trappola di cristallo”, “Deep Impact”,
“The Day After Tomorrow” e da quella imprescindibile di “Godzilla” della quale
si propone di essere il contraltare mitologico in chiave americana.
Sebbene
non si tratti dello spazio siderale in cui fluttua la Nostromo di Ripley, ma
della più “iconografizzata” metropoli del pianeta, anche in questo caso nessuno
potrà “sentirvi urlare”. Specie se per pochi istanti condividerete la visita alle
fauci del ciclopico intruso prima che quest'ultimo sputi videocamera ed
operatore in un impulso di geniale deiezione mediatica. Forse la più efficace
allegoria di un'epoca che ingoia e vomita le immagini ancor prima di digerirle,
trattenendo solo quel tanto necessario ad alimentare il diafano terrore che per
loro natura i mass media continueranno a inoculare nell'immaginario collettivo.
Ecco quindi che i riferimenti apparenti allo stentato “Blair Witch Project” di Myrick e Sanchez appaiono pretestuosi e surrettizi nella misura in cui la parentela putativa di Cloverfield si limita al recupero dell'espediente narrativo del casuale recupero dei videotapes degli scomparsi (deformazione stilistica sopravvissuta fino ai nostri giorni con la serie “REC” e il più recente “VHS”), e sulla ripresa su larga scala del viral maketing inoculato via web che all'epoca ne aveva amplificato immeritatamente le proprietà rivoluzionarie nell'assegnazione del principio di realtà a materiali grezzamente fittizi (strategia di depistaggio testata sin dai tempi di “The Texas Chainsaw Massacre” del 1974, opera low-budget spacciata per ricostruzione documentaria di efferati delitti realmente accaduti, sebbene in verità liberamente ispirata alle gesta necrofiliche di Ed Gein).
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Friday, March 3, 2017
AFANzine - H.P. Lovecraft
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Il richiamo di Providence
Tra video-magazine e documentario, progamma divulgativo e videoarte, in questa serie pensata e realizzata per il web, l'artista multimedianico AFAN Alessandro Fantini passa in rassegna nel suo atelier le correnti e gli artisti che hanno contribuito negli anni alla sua formazione estetica, influendo sulla maturazione del suo personale approccio multiforme alla creatività.
In questa puntata AFAN propone un ritratto del celebre scrittore americano che più di tutti ha legato vita e opera alla sua città natia, Providence, nel Rhode Island. Pressoché sconosciuto in vita e a lungo sottovalutato dopo la morte, le vertigini e gli abomini cosmici del suo personale universo mitologico continuano ancor oggi a fecondare l’immaginario di un’incessante moltitudine di pittori, registi, scrittori, fumettisti e appassionati di giochi di ruolo.
Il richiamo di Providence
Tra video-magazine e documentario, progamma divulgativo e videoarte, in questa serie pensata e realizzata per il web, l'artista multimedianico AFAN Alessandro Fantini passa in rassegna nel suo atelier le correnti e gli artisti che hanno contribuito negli anni alla sua formazione estetica, influendo sulla maturazione del suo personale approccio multiforme alla creatività.
In questa puntata AFAN propone un ritratto del celebre scrittore americano che più di tutti ha legato vita e opera alla sua città natia, Providence, nel Rhode Island. Pressoché sconosciuto in vita e a lungo sottovalutato dopo la morte, le vertigini e gli abomini cosmici del suo personale universo mitologico continuano ancor oggi a fecondare l’immaginario di un’incessante moltitudine di pittori, registi, scrittori, fumettisti e appassionati di giochi di ruolo.
Saturday, April 23, 2016
Nell'Alba dell'Estuario
AFan Alessandro Fantini
Nell'alba dell'estuario (2015)
Versione paperback: http://www.amazon.it/
Versione ebook:http://www.lulu.com/shop/
Non è Carnevale ad Alcandia, eppure da tempo nel cielo della città volteggiano strani coriandoli dei quali nessuno sembra conoscere l’origine o gli effetti sulla salute della popolazione, condannata ad un sorte tutt’altro che festosa. Ne è ignara Smirna, la giovane prostituta di Trebilo che ad Alcandia trascorre una vita votata al lusso e alla dissolutezza più estremi dopo essere diventata la favorita dell’illustre professor Avilo che la manipola per facilitare la sua scalata al potere nell’università Tamerlani. Ne è inconsapevole Bastiano, che dopo il divorzio e la perdita del lavoro lascia la città per vivere da eremita in una baracca sulle sponde del fiume Granso, nel quale pullulano cadaveri senza volto. Ne sono all’oscuro Gregorio e Teresa, due periti chimici che, nel tentativo di fermare le emissioni dell’industria di vernici Painteri, vedranno le loro strade separarsi e riunirsi all’insegna di un mistero dalle proporzioni sempre più sovrumane destinato a crescere dentro e oltre la città, rubando spazio a sentimenti e speranze, fino a consumare la nozione stessa di “umanità”. Al culmine di un impietoso crescendo di corruzione e mutazione di corpi e anime, solo un ultimo superstite troverà il modo di seguire la rotta che lo porterà a rivedere il mare nell’alba dell’estuario.
Dopo il corrosivo neorealismo magico di “Piercing d’autunno” la letteratura distopica s’incrocia con l’horror e la science fiction nel nuovo romanzo di Alessandro Fantini, per dare vita, con la storia di una città in balìa del famelico mito della “crescita”, ad una grottesca quanto verosimile allegoria della civiltà contemporanea lanciata a tutta velocità verso la propria apocalisse autocannibalista. Tra Cronenberg e Ballard, “Akira” e “Gli invasati””, saggio antropologico, romanzo di formazione e satira di costume, una delirante e irriverente rilettura dell’inizio del 21esimo secolo flagellato da guerre finanziarie, disastri ambientali e giochi di potere del neoimperialismo industriale.
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